Abitudine: voglia e bisogno

Habit, Desire, and Need

Hábito, deseo y necesidad

习惯、欲望和需求

25 february 2021 February 25, 2021 25 de february de 2021 2021年2月25日
scritto in italiano · written in Italian
scritto in italiano · escrito en italiano
scritto in italiano · 原文为意大利语

Difficile cambiare le cose facili: abitudini. Sequenze ritualizzate di movimenti che si innescano ad un certo momento scatenante.

Poiché “l’errore, la colpa” in qualche modo assomiglia all’imposizione della volontà, dobbiamo guardare dove e quando, cioè il momento in cui s’inserisce la falla cerebrale.

Ovvero in quali sequenze comportamentali s’è inserita la voglia, intesa come processo del desiderare volto, appunto, al soddisfare piaceri esclusivamente cerebrali.

Vale a dire quelle azioni la cui unica “beneficiaria” è l’illusione del, e di, piacere dovuta alla somministrazione e produzione di molecole che modificano la percezione cerebrale e quindi la capacità riflessiva della mente.

Di per sé, “una buona” abitudine, porta beneficio a tutto “il corpo”, alla mente, suo specchio, e quindi anche a tutto il resto, considerando chiaramente nel corpo anche l’ambiente, l’universo ed anche ciò che non si conosce.

Il nuovo, che genera nuovo.

Si potrebbe dire che il bisogno assomiglia molto alla concretezza del dono che dona.

Quindi una buona sequenza ritualizzata, si “adatta” alle circostanze poiché anch’essa si genera nuova assieme al momento, e si compie nel dono che dona, cioè serve il bisogno del corpo e questo dona gioia ed amore ed ogni cosa ne giova.

Venendo ad esempi del quotidiano, si parla di quelle azioni in cui si è palesata la voglia a detrimento del bisogno.

Rileggendo le premesse, il bisogno dona gioia ed amore ovunque, la voglia ha un solo beneficiario: il cervello (in realtà nemmeno lui, vedremo perché).

Tali azioni come dimenticarsi che si va in bagno per fare la cacca quando invece automaticamente ci si va col cellulare, che si mangia per nutrirsi ed invece si guarda la TV, che il riposo richiede occhi chiusi e pancia leggera ed invece si guarda uno schermo, birra e storti sul divano, che socializzare significa fare assieme qualcosa di nuovo ed invece si sparla e ci si lamenta immersi nel fumo, eccetera (che noia)

Piuttosto palese quali siano i danni a tutto il corpo poiché ogni organo ne risulta afflitto concretamente, in chimica, fisica fino alla psiche. Perché il cervello convincerà il corpo imponendo la sua volontà convinto che le sue voglie illusorie siano “proprio quello di cui ho bisogno”.

Invece… la certezza della sorpresa!

Passo dopo passo, si fa! Fa e fa fare! Amore e gioia!

Bisogna, appunto, comprendere i bisogni di questo generare, di questo corpo che dona!

Identificare le voglie e poi rimuoverle.

Chiaramente le voglie assomigliano proprio alla droga: assuefazione, crisi d’astinenza.

Così umile questo corpo si è persino adattato a ciò che lo fa soffrire.

Ma passo dopo passo la mente diviene come uno specchio lucente, capace di riflettere la luce del cuore ed i bisogni di ogni organo e di ogni cosa nuova.

Difficile cambiare le cose facili: abitudini. Sequenze ritualizzate di movimenti che si innescano ad un certo momento scatenante.

Poiché “l’errore, la colpa” in qualche modo assomiglia all’imposizione della volontà, dobbiamo guardare dove e quando, cioè il momento in cui s’inserisce la falla cerebrale.

Ovvero in quali sequenze comportamentali s’è inserita la voglia, intesa come processo del desiderare volto, appunto, al soddisfare piaceri esclusivamente cerebrali.

Vale a dire quelle azioni la cui unica “beneficiaria” è l’illusione del, e di, piacere dovuta alla somministrazione e produzione di molecole che modificano la percezione cerebrale e quindi la capacità riflessiva della mente.

Di per sé, “una buona” abitudine, porta beneficio a tutto “il corpo”, alla mente, suo specchio, e quindi anche a tutto il resto, considerando chiaramente nel corpo anche l’ambiente, l’universo ed anche ciò che non si conosce.

Il nuovo, che genera nuovo.

Si potrebbe dire che il bisogno assomiglia molto alla concretezza del dono che dona.

Quindi una buona sequenza ritualizzata, si “adatta” alle circostanze poiché anch’essa si genera nuova assieme al momento, e si compie nel dono che dona, cioè serve il bisogno del corpo e questo dona gioia ed amore ed ogni cosa ne giova.

Venendo ad esempi del quotidiano, si parla di quelle azioni in cui si è palesata la voglia a detrimento del bisogno.

Rileggendo le premesse, il bisogno dona gioia ed amore ovunque, la voglia ha un solo beneficiario: il cervello (in realtà nemmeno lui, vedremo perché).

Tali azioni come dimenticarsi che si va in bagno per fare la cacca quando invece automaticamente ci si va col cellulare, che si mangia per nutrirsi ed invece si guarda la TV, che il riposo richiede occhi chiusi e pancia leggera ed invece si guarda uno schermo, birra e storti sul divano, che socializzare significa fare assieme qualcosa di nuovo ed invece si sparla e ci si lamenta immersi nel fumo, eccetera (che noia)

Piuttosto palese quali siano i danni a tutto il corpo poiché ogni organo ne risulta afflitto concretamente, in chimica, fisica fino alla psiche. Perché il cervello convincerà il corpo imponendo la sua volontà convinto che le sue voglie illusorie siano “proprio quello di cui ho bisogno”.

Invece… la certezza della sorpresa!

Passo dopo passo, si fa! Fa e fa fare! Amore e gioia!

Bisogna, appunto, comprendere i bisogni di questo generare, di questo corpo che dona!

Identificare le voglie e poi rimuoverle.

Chiaramente le voglie assomigliano proprio alla droga: assuefazione, crisi d’astinenza.

Così umile questo corpo si è persino adattato a ciò che lo fa soffrire.

Ma passo dopo passo la mente diviene come uno specchio lucente, capace di riflettere la luce del cuore ed i bisogni di ogni organo e di ogni cosa nuova.

Difficile cambiare le cose facili: abitudini. Sequenze ritualizzate di movimenti che si innescano ad un certo momento scatenante.

Poiché “l’errore, la colpa” in qualche modo assomiglia all’imposizione della volontà, dobbiamo guardare dove e quando, cioè il momento in cui s’inserisce la falla cerebrale.

Ovvero in quali sequenze comportamentali s’è inserita la voglia, intesa come processo del desiderare volto, appunto, al soddisfare piaceri esclusivamente cerebrali.

Vale a dire quelle azioni la cui unica “beneficiaria” è l’illusione del, e di, piacere dovuta alla somministrazione e produzione di molecole che modificano la percezione cerebrale e quindi la capacità riflessiva della mente.

Di per sé, “una buona” abitudine, porta beneficio a tutto “il corpo”, alla mente, suo specchio, e quindi anche a tutto il resto, considerando chiaramente nel corpo anche l’ambiente, l’universo ed anche ciò che non si conosce.

Il nuovo, che genera nuovo.

Si potrebbe dire che il bisogno assomiglia molto alla concretezza del dono che dona.

Quindi una buona sequenza ritualizzata, si “adatta” alle circostanze poiché anch’essa si genera nuova assieme al momento, e si compie nel dono che dona, cioè serve il bisogno del corpo e questo dona gioia ed amore ed ogni cosa ne giova.

Venendo ad esempi del quotidiano, si parla di quelle azioni in cui si è palesata la voglia a detrimento del bisogno.

Rileggendo le premesse, il bisogno dona gioia ed amore ovunque, la voglia ha un solo beneficiario: il cervello (in realtà nemmeno lui, vedremo perché).

Tali azioni come dimenticarsi che si va in bagno per fare la cacca quando invece automaticamente ci si va col cellulare, che si mangia per nutrirsi ed invece si guarda la TV, che il riposo richiede occhi chiusi e pancia leggera ed invece si guarda uno schermo, birra e storti sul divano, che socializzare significa fare assieme qualcosa di nuovo ed invece si sparla e ci si lamenta immersi nel fumo, eccetera (che noia)

Piuttosto palese quali siano i danni a tutto il corpo poiché ogni organo ne risulta afflitto concretamente, in chimica, fisica fino alla psiche. Perché il cervello convincerà il corpo imponendo la sua volontà convinto che le sue voglie illusorie siano “proprio quello di cui ho bisogno”.

Invece… la certezza della sorpresa!

Passo dopo passo, si fa! Fa e fa fare! Amore e gioia!

Bisogna, appunto, comprendere i bisogni di questo generare, di questo corpo che dona!

Identificare le voglie e poi rimuoverle.

Chiaramente le voglie assomigliano proprio alla droga: assuefazione, crisi d’astinenza.

Così umile questo corpo si è persino adattato a ciò che lo fa soffrire.

Ma passo dopo passo la mente diviene come uno specchio lucente, capace di riflettere la luce del cuore ed i bisogni di ogni organo e di ogni cosa nuova.

Difficile cambiare le cose facili: abitudini. Sequenze ritualizzate di movimenti che si innescano ad un certo momento scatenante.

Poiché “l’errore, la colpa” in qualche modo assomiglia all’imposizione della volontà, dobbiamo guardare dove e quando, cioè il momento in cui s’inserisce la falla cerebrale.

Ovvero in quali sequenze comportamentali s’è inserita la voglia, intesa come processo del desiderare volto, appunto, al soddisfare piaceri esclusivamente cerebrali.

Vale a dire quelle azioni la cui unica “beneficiaria” è l’illusione del, e di, piacere dovuta alla somministrazione e produzione di molecole che modificano la percezione cerebrale e quindi la capacità riflessiva della mente.

Di per sé, “una buona” abitudine, porta beneficio a tutto “il corpo”, alla mente, suo specchio, e quindi anche a tutto il resto, considerando chiaramente nel corpo anche l’ambiente, l’universo ed anche ciò che non si conosce.

Il nuovo, che genera nuovo.

Si potrebbe dire che il bisogno assomiglia molto alla concretezza del dono che dona.

Quindi una buona sequenza ritualizzata, si “adatta” alle circostanze poiché anch’essa si genera nuova assieme al momento, e si compie nel dono che dona, cioè serve il bisogno del corpo e questo dona gioia ed amore ed ogni cosa ne giova.

Venendo ad esempi del quotidiano, si parla di quelle azioni in cui si è palesata la voglia a detrimento del bisogno.

Rileggendo le premesse, il bisogno dona gioia ed amore ovunque, la voglia ha un solo beneficiario: il cervello (in realtà nemmeno lui, vedremo perché).

Tali azioni come dimenticarsi che si va in bagno per fare la cacca quando invece automaticamente ci si va col cellulare, che si mangia per nutrirsi ed invece si guarda la TV, che il riposo richiede occhi chiusi e pancia leggera ed invece si guarda uno schermo, birra e storti sul divano, che socializzare significa fare assieme qualcosa di nuovo ed invece si sparla e ci si lamenta immersi nel fumo, eccetera (che noia)

Piuttosto palese quali siano i danni a tutto il corpo poiché ogni organo ne risulta afflitto concretamente, in chimica, fisica fino alla psiche. Perché il cervello convincerà il corpo imponendo la sua volontà convinto che le sue voglie illusorie siano “proprio quello di cui ho bisogno”.

Invece… la certezza della sorpresa!

Passo dopo passo, si fa! Fa e fa fare! Amore e gioia!

Bisogna, appunto, comprendere i bisogni di questo generare, di questo corpo che dona!

Identificare le voglie e poi rimuoverle.

Chiaramente le voglie assomigliano proprio alla droga: assuefazione, crisi d’astinenza.

Così umile questo corpo si è persino adattato a ciò che lo fa soffrire.

Ma passo dopo passo la mente diviene come uno specchio lucente, capace di riflettere la luce del cuore ed i bisogni di ogni organo e di ogni cosa nuova.

abitudine · bisogno · voglia
← Precedente ← Previous ← Anterior ← 上一篇Successivo → Next → Siguiente → 下一篇 →